Un omaggio a Fellini apre i 35 corti d’autore - Festival di Cannes 2007 - Luigi Liberti
E’ una dedica a Federico Fellini ad aprire "Chacun son Cinema", il mix di 35 corti d’autore voluto da Gilles Jacob per festeggiare i 60 anni del festival di Cannes. Dalla sala cinematografica come alcova, alla sua nostalgia, fino all’ironia noir e tanti omaggi all’Italia. Questi i temi scelti da Wenders, Loach, Angelopoulos, Bille August, Michael Cimino, i fratelli Coen, Gitai, Inarritu, Kiarostami, i Dardenne, Lelouch, Polansky, Kitano, Walter Salles, De Oliveira, Chen Kaige, il nostro Nanni Moretti e gli altri registi che hanno partecipato al film collettivo. Quello di Fellini, non è stato l’unico omaggio all’Italia: Angelopoulos con Jeanne Moreau fa un monologo- dedica a un virtuale Mastroianni seduto malinconicamente in una sala vuota, Konchalovsky fa invece scorrere nel suo corto musica e immagini di Otto e mezzo. Partiamo dal nostro Moretti e il suo Diario di un spettatore. ”Fuoco, fuocoo, fuocoo” protesta il regista romano in una sala cinematografica vuota rispetto a un assente protezionista. E poi un viaggio nei ricordi nei cinema della capitale come l’ex Archimede di Roma e poi un lungo monologo con ammonimenti, tra l’altro, al figlio Pietro per fargli capire che i film fatti dal papà sono un po’ diversi da quelli di Matrix. Tra i 35 corti c’è quello divertente di Kitano con un solo inebetito spettatore in una sala devastata ai confini con il nulla dove la pellicola si interrompe sempre. Nel segno dell’humour noir, i tre minuti del danese Lars Von Trier. Sempre in un sala lo stesso regista assiste a una proiezione con un logorroico vicino che gli dice continuamente ‘’sono un critico cinematografico, ma anche un uomo d’affari. Pensi che ho otto automobili". Von Trier è molto paziente, ma alla domanda del vicino che gli chiede chi sia lui, replica ‘’sono un killer” e gli sfonda il cranio. C’e’ poi il raffinato corto di Wong Kar-wai, un gioco di mani tra due amanti durante una proiezione. Sempre sul tema sala cinematografica come alcova, c’è il contributo di Assayas con un ragazzo che nella sala buia sta per allungare la sua mano verso la borsa di una donna commossa davanti a un film, mano che sarà da lei raccolta per diventare una carezza sul suo viso. Nel corto del regista dell’adolescenza inquieta Gus Van Sant c’è invece un giovane proiezionista che in una sala vuota esce dal suo gabbiotto per raggiungere l’immagine di una donna sullo schermo per scambiare con lei il suo primo bacio. Polanski punta sul disimpegno: in una sala a luci rosse una coppia fraintende i lamenti osceni dell’unico altro spettatore dietro loro. Chiamato il timido cassiere per protestare, alla fine quest’ultimo trova il coraggio di avvicinarsi all’osceno cliente per scoprire che i suoi lamenti sono solo l effetto della sua caduta dalla galleria alla platea.
Luigi Liberti - www.ilquotidianodelcinema.tv
