Cannes al via. Fotogallery del primo Red Carpet
Star e film sulla Croisette. Il Festival prende il via sulle note di Motherless Child cantata da Ritchie Havens e sull’eco della parola "freedom".
Un doppio ideale omaggio alla colonna sonora di Woodstock che fa finalmente sorridere Penn, fino a quel momento "ingessato", e l’ha indotto addirittura a scandire il tempo battendo le mani.
"Sono in compagnia di grandi attori, vedremo una selezione di grandi film ma io sono onorato di avere qui stasera l’Easy Rider man, Dennis Hopper", comincia il presidente della giuria guardando l’attore che è al festival con The Palermo Shooting di Wim Wenders. Parlano regista e protagonisti. "Volevo raccontare della fragilità della civilizzazione, di come tutti noi siamo in un guscio di vetro sottile - spiega Meirelles - questa idea di civilizzazione che a un certo punto implode dimostra come noi siamo primitivi, più animaleschi di quanto pretendiamo di essere". E, anche se l’autore del film nega che nella sua opera ci sia un messaggio politico, la metafora appare abbastanza chiara. Quanto a Julianne Moore, ammette che il suo ruolo non era affatto facile: "Dovevo recitare - racconta - una parte che si colloca nella sottile linea che c’è tra responsabilità e irresponsabilità, ovvero eroismo, e dovevo farlo con una recitazione piatta, senza elementi tragici". Il presidente Sean Penn. Alla presentazione dei giurati, guidati dal regista di Into the Wild, parlare di politica è inavitabile. E lui, Penn, non si fa pregare: "Le elezioni politiche americane - dichiara - sono le più importanti di sempre, certamente della mia vita, perché manderanno a casa Bush. La politica di Bush è stupidità e cattiveria, per questo il cinema e l’arte non vanno d’accordo con lui: noi rappresentiamo l’amore, lui agisce senza cuore". Quanto al suo candidato favorito, pur senza sbilanciarsi, fa capire di preferire Barack Obama: "Mi piacciono la sua passione e il suo entusiasmo. Spero che non mi deluderà e che io non debba ricredermi".
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